Lo strumento fu impiegato nelle retrovie del fronte italiano della Prima Guerra Mondiale dal Corpo di Sanità del Regio Esercito Italiano. Ideato del generale Ferrero di Cavallerleone fu realizzato dalla ditta Emilio Balzarini di Milano.
L’apparecchiatura era stata progettata per essere poco ingombrante, riposta in nove casse facilmente trasportabili, anche a dorso di mulo e impiegabile quindi anche in un contesto campale.
Alimentata da un rocchetto trasformatore e da una dinamo manuale, era in grado di realizzare sia radiografie, che di funzionare come radioscopio. I raggi X venivano generati da un tubo radiogeno a gas, purtroppo privo di protezioni, che poteva essere alimentato da una tensione, generata dalla dinamo, compresa tra i 2 e i 3,5 mA. Era presente anche un criptoscopio che permetteva, tramite i raggi X, di visionare una debole luminescenza. Era poi presente una “lanterna rossa” su di un lato della quale era presente una specie di garza, che aveva il duplice scopo di diffondere la luce della candela “ammorbidendo” le ombre prodotte dalla sua fiamma e quello di irrobustire la struttura del vetro, rendendolo meno sensibile a fratture accidentali.
Lo strumento generava raggi X in grado di attraversare i tessuti molli, e fu quindi utile nel riscontro della posizione di corpi estranei metallici non profondamenti inseriti e non coperti da strutture ossee (proiettili, schegge, pallette di Shrapnel). Non era però abbastanza potente per le indagini scheletriche, anche a causa delle ridotte tempistiche di esposizione.
Potevano essere disponibili anche un grembiule piombato e degli occhiali di protezione, così come uno scovolo a calamite, utile per l’estrazione dei corpi metallici appena individuati.
La struttura era corredata da una “camera oscura” attendata, da lastre e fogli radiografici, bacinelle, reagenti e gocciolatoio per lo sviluppo, oltre che di un “visore” oscurato per l’esame degli sviluppi.
→ La storia del Corpo di Sanità militare è raccontata nel catalogo “Il Regio Esercito Italiano”